EDUCAZIONE E SPORT

18-05-2020 18:03 -


Come sosteneva Victor Hugo,” niente è stupido come vincere, la vera gloria sta nel convincere”.

Vorrei partire da questo aforisma per fare una disamina dei valori che devono contraddistinguere un atleta, sin dai suoi primi passi.

Il mondo in cui viviamo ha raggiunto dei livelli di competitività esasperata, non fisiologica, a mio modesto parere. Vincere è importante. A volte, un piccolo successo rappresenta un riscatto morale che può ridare un certo senso alla vita, soprattutto quando questa è stata ricca di frustrazioni.

Tony Robbins uno dei più grandi motivatori al mondo, sostiene che è il fallimento a fare grande una persona e che la grandezza di un uomo si valuta dalla grandezza del suo fallimento.

Pertanto, in questa sede vorrei spezzare una lancia in favore delle sconfitte, che sono il vero motore dell’animo umano. Addossare agli altri la responsabilità degli insuccessi, è assai deleterio per la maturazione dell’atleta. Bere fino in fondo l’amaro calice della delusione, significa acquisire una forte dose di risorse interiori, che potranno essere assai utili anche nella vita. Spesso e volentieri, i calici di una delusione sono numerosi da trangugiare, ma sono convinto, che prima di imparare a vincere, bisogna imparare a perdere. Nulla di più potente spinge al successo quanto una sonora sconfitta. Un confronto sportivo va dunque visto come momento essenziale per imparare tutto quello che serve per uscire dalle pastoie di una certa situazione psicologica, anche del vivere di ogni giorno.

Una matura e fattiva competizione deve considerare che gli avversari non sono dei bersagli da abbattere. Al di là della vittoria e della sconfitta, il comune denominatore di ogni sportivo, sia esso più o meno dotato, è la fatica fisica e psicologica. Quando si pensa alla fatica, viene in mente uno sport come il ciclismo. Indipendentemente dal tifo per un atleta od un altro, è entusiasmante vedere come gli astanti apprezzino incredibilmente la sofferenza di tutti, nessuno escluso. È in questi momenti che si nota l’autenticità di uno sport, dell’atleta e degli spettatori.

Il rispetto della fatica altrui deve travalicare ogni rivalità. Deve costituire un esempio portante per i compagni e soprattutto per gli atleti più giovani, che guardano con ammirazione e senso di emulazione gli atleti più vecchi.

Sono proprio i ragazzi che interpretano lo sport in questo senso quelli che danno un fantastico esempio ai compagni, agli spettatori e soprattutto a quei papà e mamme che intendono lo sport come una questione di vita o di morte.

Perdere è una parolina magica, che insegna a lottare, sacrificarsi per vincere, in primo luogo con sé stessi. Superare i propri limiti, infatti, è la vittoria più importante. Travalicare le proprie debolezze apre la mente ed il cuore a nuovi scenari. La vera competizione è con noi stessi. Non bisogna mai dimenticare che l’impossibile è solo un limite della nostra mente.


Dottor Nicola Pecere
mental coach
associato sezione UNVS "Bassa Romagna"



Fonte: Addetto stampa Sezione UNVS Bassa Romagna