07 Luglio 2020
La storia - La storia e Mangiarottii
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La storia e Mangiarottii

Dal 1969 alla guida dell´UNVS.
Un mito: Edoardo Mangiarotti

di Carlo Monti

Edoardo Mangiarotti ha alle spalle più di settant´anni di matrimonio con la scherma. Lui stesso racconta che a 8 anni il padre gli impose il fioretto, un po´ per sviluppargli il fisico, molto perché la scherma era il viatico di tutta la famiglia, papà e mamma compresi. Poi sarebbero venuti i figli, Edoardo, Dario e Mario. Soprattutto i primi due diventarono famosi ed in modo particolare Edo, che divenne, al termine della carriera, l´atleta più medagliato del mondo. Ma noi oggi - al di là delle sue glorie schermistiche, tante e stupende, di cui facciamo un riassunto a parte - vogliamo celebrare gli oltre 39 anni di Mangiarotti come presidente della nostra Unione, sette lustri consecutivi, senza una pausa, a testimonianza di un impegno, che non viene mai meno.
La sua prima elezione risale al 3 ottobre 1969, al termine di un periodo di reggenza, dopo la tragica morte del presidente di allora, l´ing. Alberto Della Beffa, scomparso in un incidente aereo. Il Comitato di reggenza che gli era succeduto, formato dal prof. Achille Cruciali, dal dott. Rodolfo Placella, dal cav. Ettore Rivolta, e dal cav. G.c. Armando Valente, in carica dal giorno stesso della morte dell´ing. Della Beffa, optò per Mangiarotti, allora cinquantenne. In realtà la presidenza della nostra Unione è stata sovente tribolata, per tante ragioni; alla prima, dagli anni 1954 al 1957, Dario Beni e Giulio Sarocchi per un biennio, sostituito dall´ing. Della Beffa per sei anni, a cui subentrò Ugo Frigerio, medagliato olimpico della marcia, due individuali nella stessa Olimpiade (Anversa 1920), personaggio di grande carisma, scomparso improvvisamente in seguito ad un malore nel luglio del 1968. Dopo un brevissimo comitato di reggenza, tenuto da un altro campione della marcia, il cav. Ettore Rivolta, ecco tornare alla presidenza l´ing. Della Beffa, per meno di un anno, quando scomparve.

Ed eccoci ad Edoardo Mangiarotti.
Ci si ammala anche di sport. Gli esempi non mancano al proposito ed i suoi germi non sono meno virulenti di altri. Talora il malanno - sempre benefico - dura lo spazio di pochi anni; talaltra per tutta una vita. Fra i tanti personaggi di quest´ultima tipologia noi - senza ombra di dubbio - inseriamo il nostro presidente, Edoardo Mangiarotti, il quale, per quanto ne sappiamo, ha succhiato con il latte materno anche stille di sport. Cresciuto in una famiglia a cui la scherma calzava come un guanto di velluto, figlio d´arte con i fratelli Dario e Mario, Edo ha imparato - agli ordini del padre - i segreti per così dire del mestiere, fra un buffetto d´incoraggiamento ed un fervorino di richiamo ad una maggiore attenzione, difficile da osservare quando si è adolescenti e quando da destrorso nato bisognava imparare a "tirare" di sinistro. Che il maestro - il padre Giuseppe, ex-olimpico - fosse in gamba v´erano mille episodi e mille personaggi a testimoniarlo, ma crediamo che del figlio abbia fatto il suo capolavoro. Quasi ancora ragazzo ha indossato la maglia azzurra ed a soli 17 anni è andato alle Olimpiadi di Berlino. Non uno dei tanti azzurri che si accontentano della partecipazione. Vi tornò con una medaglia d´oro, la prima di una lunga serie, ben trentasei. E quelle di metallo meno pregiato, argento e bronzo, in netta minoranza. Per 25 anni - un quarto di secolo - è rimasto sulla breccia, fiorettista di grazie e spadista di forza, genio senza confini, i quattro moschettieri di Dumas messi assieme per rappresentare questo schermitore dalla faccia d´angelo e dal colpo assassino. Questo - a nostro giudizio - è stato Edoardo Mangiarotti nelle vesti di schermitore: si è sempre nutrito di pane e scherma, scarso il companatico per restare in forma. Attraverso 5 Olimpiadi, perdendone due per i noti fatti bellici (1940 e 1944), undici campionati mondiali, mille e mille gare e challenge, giochi e manifestazioni universitarie, ha sempre reso grande il nome dello sport italiano, senza mai porre limiti alle sue imprese.

Da atleta a dirigente giornalista.

Il 7 aprile scorso il nostro presidente ha compiuto 90 anni. Un bel traguardo non v´è che dire, non certo differente ai moltissimi già trascorsi. Ma ancora sulla breccia, se è pur vero che è stato nominato Presidente Emerito dell´.U.N.V.S., offrendo non una annoiata presenza, ma un contributo efficace in idee, proposte, programmi, che lo rendono indispensabile.
Smessi i panni dell´atleta, Mangiarotti non ha abbandonato lo sport. Si è trasformato in dirigente, con lo stesso impegno, con la identica caparbia volontà perché traguardi egualmente importanti non venissero mai meno. E perché la scherma avesse eredi non meno importanti di lui, ha creato una scuola, una palestra, attualmente diretta dalla figlia Carola, che ha partecipato a due Olimpiadi (Montréal e Mosca) ed ai Giochi Universitari e del Mediterraneo, conseguendo posti d´onore, dove non viene soltanto insegnata la tecnica del gesto (anche se eccellenti maestri, italiani e stranieri, ne facevano parte), ma l´etica del comportamento, l´essenza dell´atteggiamento. E, poi, il dirigente, appassionato ed obiettivo, equilibrato e sereno. Presidente dell´Associazione Amova (Medaglie d´Oro al Valore Atletico), ha sempre risposto alla chiamata di tantissimi dirigenti veterani, pronto ad ogni richiamo, ligio al principio di volere essere sempre il primo, anche nello spirito di sacrificio. E´ stato anche giornalista militante, preciso nei suoi resoconti, come lo era stato nelle stoccate accusate dagli antagonisti. Ha scritto anche due libri, dedicati al suo sport, sempre con lo stesso affetto di ogni suo gesto che richiami la scherma.
Uno spirito eclettico, mantenuto nel corso degli anni, dall´adolescenza fino a questa soglia che supera i 90 anni. Che è pure un traguardo prestigioso, raggiunto con l´identica allure degli anni giovanili, con la medesima costanza di quando - per ore e ore - in palestra cercava il colpo vincente da trasmettere in gara; con la forza morale di chi lo sport lo ha amato senza un attimo di sospiro, lo ha servito, con distacco, senza cercarvi altri fini se non la mèta della vittoria. Mèta raggiunta tante volte con il fioretto e la spada, con la delicatezza di un Aramis o l´affondo di Porthos, più di ogni altro atleta italiano. Un compendio di attività, dedicata allo sport, che non trova riscontro non solo in Italia ma anche fuori dai nostri confini.



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